Di solito rifuggo dai fenomeni di massa. Soprattutto quelli editoriali. Ok ho letto Il leone la strega e l’armadio, ma ero alle elementari.
Eppure quest’anno mi sono proprio dissociata (da me) e associata alla massa. Sempre che di massa si tratti. Quindi, complice la Magnifica (prof. di letterature ispano-americane…), quest’estate mi sono buttata nella lettura di due fenomeni: Camilleri e Saviano. Cioè Montalbano e Gomorra.
E di Gomorra oggi voglio parlare.
Un libro che ha fatto storia, ma che già oggi sfuma dietro le notizie-spettacolo dei Tg. Insomma ne hanno parlato tutti, ma chi l’ha letto? Piccola indagine: i miei amici/conoscenti no. E insomma mi sono messa a leggerlo io.
Diamo quindi inizio alla collana delle Recensioni! Analisi completamente personali e senza metodo.
Prima di tutto, che parli il testo.
“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dov’erano finiti. […] Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo.”
Gomorra, p. 11
Un incipit che fa storia. Un’immagine che nel resto del libro sparisce, annebbiata dal fumo tossico dei rifiuti, dall’odore ferroso del sangue, dal sorriso luminoso dei boss a metà tra Tony Montana e Lapo Elkan. Un’Italia torrida che si diffonde nel resto del mondo, Aberdeen, Paesi Baschi, Africa, Russia, Colombia… Magistrale davvero la fredda apocalisse cinese in apertura, che sa di aria condizionata, di corpi blu che si frantumano sul suolo del porto di Napoli. Il mio prof. di lingua inglese sarebbe superfelice di vederla in un saggio di qualche studente…
Prima nota: Saviano scrive bene. L’argomento è rivoltante, orrendo, terribile, ma Saviano lo rende arte. Interessante, le parole ti catturano. E gli incubi vengono di notte…
Tutto il libro ti trascina nel suo turbine. Saviano conosce il sistema e lo racconta, lo narra, così come si racconta la propria esperienza. Colpisce più di un’immagine televisiva, più di un romanzo. La realtà prende forma nella tua testa. E non si scappa: è la realtà. Una realtà che ti circonda, invisibile, e che all’improvviso è dentro di te. Si insinua nella tua coscienza. E così capisci che ti pervade, che corrompe ogni cosa che tocchi e che vedi. Dai servizi estivi dei telegiornali (quanti morti ammazzati in Campania?) al “vù cumpà” sulla spiaggia, alla mozzarella che metti nell’insalata. Ma anche alla maglietta di marca che indossi, ai commercianti che tanto piangono la crisi, alla confezione di plastica che sto per buttare nell’immondizia.
Ciò che è più inquietante è la strettissima relazione tra legalità e illegalità. Sembra che oggi tutti siano disposti a muoversi fuori dalla legge per avere un tornaconto personale. Non ci sono più piccoli eroi. Alla fine mentire un poco, pagare in nero, non chiedere (o fare) lo scontrino, cadere nei luoghi comuni sugli immigrati, rubacchiare. Nessuno vuole più un mondo giusto per tutti. [Ovviamente non esiste “UN (unico) mondo giusto per tutti”, come qualche statunitense, e non solo, crede: ogni cultura, civiltà, gruppo etnico, deve mediare infinite volte con gli altri per raggiungere la pace, compresa la nostra cultura, la nostra civiltà e il nostro gruppo etnico... N.d.a.]. tutti, dico tutti, anche i più insospettabili, vogliono vincere il superenalotto. E degli altri? Ce ne freghiamo. “Perché quando il compagno Marx si portava ancora non male il nemico del popolo era il padrone ed il capitale, ma adesso che non va più e lo stato sociale è finito il nemico del povero è il più povero e così all’infinito.”
Dopogomorra niente è più come prima. Anche se prima o poi il mondo sommergerà anche Gomorra. Spero di fare da catarifrangente e allungare un pochino la luce di questo evento. Insomma leggetelo tutti!!!
Indicazioni di lettura:
Angelina Jolie… per le giovani della Milano da bere.
Holliwood… per gli amanti del cinema e della letteratura gialla.
Quotes:
“La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide col più spinto neoliberismo.” (p. 128)
“Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere! […] Dobbiamo rischiare di divenire di sale, dobbiamo girarci a guardare cosa sta accadendo, cosa si accanisce su Gomorra, la distruzione totale che dove la vita è sommata o sottratta dalle vostre operazioni economiche.” (pp. 264-265)
“Non è il cinema a scrutare il mondo criminale per raccoglierne i comportamenti più interessanti. Accade esattamente il contrario.” pp. (272-273)
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