È stato bello

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di Marco Travaglio | 13 novembre 2011

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale.

Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione.

La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.

All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.

Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete 4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere. Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità e Repubblica. Napolitano è comunista.

Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino, trova una parte ad Antonella: è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve.

Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.

La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto. Sic transit gloria immundi.

Marco Travaglio

Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2011

Mens sana in corpore sano

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Quando abbiamo perso il nostro corpo?

E questo titolo merita un possessivo, come “le mie mani”, “la mia pelle”…

Insomma siamo accademizzati in tutto. Io almeno lo sono. Ma direi che la maggior parte di noi lo è. Non siamo spontanei in nulla. Non riconosciamo il ritmo, la musica, il movimento, i muscoli. Dobbiamo fare terapia. Yoga. Pilates. Tai chi. Karate. Danza del ventre, Capoeira, Rumba, addirittura Flamenco!

Quando abbiamo perso il nostro corpo? Tutti gli altri popoli non ci riflettono così tanto: ci sono dentro, al loro corpo. Noi, invece, dobbiamo studiare tutto. Ci avviciniamo con la propedeutica, scopriamo la lingua, i sapori, i luoghi, ci armiamo di guide, di libri, manuali, persino romanzi che ci parlano di altro. Altre fisicità, di persone che, la fisicità, ce l’hanno ancora. Parlo per esperienza personale. Insomma, inizi un corso e le opzioni sono due: a) devi studiare tutto lo scibile umano per avvicinarti alla materia; b) non potrai capire mai. Cioè tu non sei un bimbo delle favelas, non hai mai sentito repicar una copla, non hai il sangue misto africano, quindi non sai cos’è l’axé, il duende, il son… cazzi tuoi. E faccio esempi a caso. Sono cose esclusive, per pochi eletti. Ma vogliamo parlare degli ideogrammi cinesi? Non puoi capire. Non potrai mai. E anche quando avrai fatto tutta l’esperienza di questo mondo e studiato i libri e conosciuto persone… rimarrai lo stesso indietro. Qualcosa ti mancherà, ci sarà sempre qualcuno che “ce l’ha nel sangue”. Ma tu mica puoi rinascere. Cioè sì, lo so: esistono le personalità eccezionali. Quelli che arrivano ad eccellere in cose che da bambini nemmeno si immaginavano. Ma noi poveri esseri umani??? Non possiamo accontentarci della mediocrità?

Ma noi, cosa abbiamo imparato da bambini? La TV. Non ci raccontavano le storie, le leggevano, non cantavamo come le mondine, suonavamo il flauto dolce, non andavamo alla balera il sabato sera, facevamo danza moderna.

C’ho pensato e l’unica, unicissima, cosa che davvero abbiamo nel sangue dal momento della nascita, noi “occidentali” è la parola. La nostra lingua. Ecco perché amiamo tanto la scrittura. Non possiamo evitarlo, la scuola cerca di imbrigliarla, la TV di svilirla. Ma per quanto povera e scalcagnata, tutti, ma proprio tutti noi siamo in grado di fare meraviglie semplicemente chiaccherando (o chattando, sì) nella nostra lingua. Abbiamo presenziato a milioni di “discorsi”, la matematica della lingua, quella piccolissima, che si riduce al DNA delle cose (quello stesso ritmo che portebbe gli afroamericani a ballare) è impressa indelebilmente nel nostro cervello, nel nostro cuore, nella nostra lingua. Noi possiamo parlare. E scrivere.

Una delle mie citazioni preferite si trova tra le parentesi di un grandissimo critico e recita: l’ignoranza stimola molto l’immaginazione (Gerard Genette, Soglie, Torino, Einaudi, 1989, p.134). E D’Annunzio: “Laudata sii, Diversità delle creature, sirena del mondo! Talor non elessi perché parvemi che eleggendo io t’escludessi, o Diversità, meraviglia sempiterna, e che la rosa bianca e la vermiglia fosser dovute entrambe alla mia brama, e tutte le pasture co’ lor sapori, tutte le cose pure e impure ai miei amori; però ch’io son colui che t’ama, o Diversità, sirena del mondo, io son colui che t’ama. […] Tutto fu ambìto e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l’ardore che il sogno eguagliò l’atto.” (http://iadanah.splinder.com/post/21724111/gabriele-dannunzio-maya-laus-vitae)

E allora una padana quasi d.o.c. può studiare spagnolo, ma anche ispanoamericano, amare i Caraibi, ma anche il Regno Unito, il portoghese e il brasiliano, il fado e la capoeira, il flamenco, il cinese, l’arabo, l’indie, Bollywood, ma anche la cucina giapponese e i vestiti anni ‘50. Sì tutto insieme. E un musulmano che vive in Spagna giocare a rugby. E che male c’è?

E, se fosse il caso, ne scriveremo anche. Parlare, quello, lo facciamo già.

PS Non dispero in una risposta di D.H. Lawrence e/o Anaïs Nin. E c’era un aforisma, che cercherò per giorni, qualcosa tipo “diffida dell’uomo che indossa una sola maschera” o “perché indossare una sola maschera quando se ne possono indossare molte”… l’unica che ci si avvicina è quella di Wilde: “Give a man a mask and he’ll tell you the truth”. Non dispero neanche di trovare quella che ho in mente.

La potenza del Wen

Author: Meg  //  Category: letteratura

Inizio a credere che esista una razza particolare… tipo i replicanti di Blade runner (cinefili attenzione!), cui io, ovviamente, appartengo.

Ma non sono l’unica. Anzi è una piccola porzione (sembra una “porzione di ragù”) di persone molto diverse tra loro che hanno un’area d’interiorità che si sovrappone. Come gli insiemi delle lezioni di matematica. Quelle delle elementari, dove degli ovaloidi colorati si univano in un triagolino vinaccia.

Ecco mi piace molto il triangolo vinaccia. Potrei identificarci così: scrittori, nonché critici, nonché lettori, nonché letterati frustrati. Ah come ci piace soffrire. Pain-addicted (esisterà?).

Cerchiamo tra l’altro di tirarci fuori l’un l’altro dalla sofferenza. Che sforzo inutile. Cerchiamo di tendere il braccio all’altro nel momento in cui stiamo sprofondando noi stessi nelle sabbie mobili. Ho in mente tre personaggi (anzi quattro). Massì, chissenefrega. Si potrà anche immaginare qualche storia. Magari la scrivo.

Comunque ho riletto i vecchi post. Idee carine (a volte) realizzazioni pessime. Nemmeno un accento sui “sì” affermativi. Shame on me.

Ecco sì, quattro personaggi, in un libro di racconti, un multiplo di quattro racconti che si susseguono (otto? dodici?), ogni personaggio sta nel suo ciclo di racconti come protagonista, e come personaggio secondario negli altri. Ovviamente l’anello di congiunzione sarei io. Però, che palle, dovrei inventarmi qualcosa, dico sul serio: inventare. Posso provarci. Se il fil rouge è solo uno dei personaggi è una noia mortale.

Ho appena fatto questa riflessione (dovrei anche comunicarla a chi me l’ha provocata): quando ho letto che “non ci metteremmo mai a leggere L’Autobiografia di un anonimo” (”Il linguaggio dell’autobiografia”, STURROCK, John, in ANGLANI, Bartolo (ed.), Teorie moderne dell’autobiografia, Bari, Graphis, 1996, p. 139) mi sono sentita ferita… nel momento della verbalizzazione non ricordavo il perché di questo dolore, ma ora sì: chi mi apprezza come narratrice (un po’ omerica) ascolta solo i miei racconti. Anch’io ricamo un po’, ma ricamo l’esistente, l’autobiografico. È forse vero? Io sono il mio personaggio, mi porto in giro per il mondo e mi faccio fare delle cose, interagendo con la realtà in modo da poter raccontare una storia. Ma poi, di inventato, non c’è nulla. C’è la memoria e il punto di vista. Insomma un vero lavoro autobiografico: è più l’autobiografia che produce la vita o la vita che produce l’autonarrazione? L’uovo o la quaglia? Certo che poi ometto. Cioè tendo a narrare solo il sentimentale (affettivo, emozionale, amoroso, universitario). No non è vero, dipende. In genere racconto tutto. Evito di raccontare le cose che mi fanno troppa paura, ma evito anche di pensarle. Poi, regolarmente, mi investono.

Sono un’anonima autobiografa.

Ecco stavo progettando una raccolta di racconti. Matematicamente. Con una scaletta degna da “saggio breve delle superiori”. Mannaggia alla mia professoressa di lettere. Comunque questo post lo scrivo come al solito: a braccio e senza rileggere (invece l’ho riletto!).

Non so se sarò in grado di scrivere qualcosa. Qui sembra la domanda fondamentale, dico, la domanda dei miei personaggi. Che, se vogliamo, si sono ridotti a due (più me). Tò, potrei aggiungere un altro personaggio femminile. Ovviamente “The characters are all fictional“. Sì direi che il terzo personaggio maschile non merita più un racconto tutto suo, poveraccio. Lo lascerò li ancora un po’, sperando di recuperarlo.

Forse dovrei davvero scrivere, se no tutti i miei bei racconti svaniranno nella nebbia.

A proposito di svanire: sono molto contrariata. Microsoft MSN Spaces ha cancellato il mio vecchio blog. E io non avevo salvato (credo) nulla. Dio mio che tristezza. Mi sono anche dimenticata di scannerizzare (sì mi piace questo verbo, non altri), una lettera che ho spedito, letta solo dal destinatario e dalle mie due lettrici preferite. Un pezzettino, non malissimo, di me, che avrà solo il mio destinatario. Non è più in mio possesso. È solo suo. Bello e terrificante.

Ed eccoci qua che scriviamo ancora. Oggi ho preso una botta tremenda dal MIUR (veramente da me medesima che mi dovevo laureare a luglio). Adesso mi devo laureare a dicembre ed entrare al TFA. Dovere morale. Ho ancora tre anni per fare la stupida (significato assunto a posteriori, che mi ostino a pensare di aver pensato inconsciamente fin dall’inizio). Bohème.

E devo scrivere la tesi. Farò della tesi il mio capolavoro? Certo che masterpiece suona meglio. Direi il mio masterpiece del momento. Perché vorrei scrivere qualcosa di meglio, su un argomento più bello (lo so lo so lo so, non è per niente male).

Al mio blogger preferito (che credo non abbia nemmeno idea del fatto che io abbia un blog), vorrei gridare: scrivi, scrivi, scrivi! Non aspetto altro che leggerti, divorarti parola dopo parola. Ecco perché i cattolici sono “teofagi”, in realtà è una cosa bellissima e molto sensuale (giuro me l’ha detto un teologo… ma il discorso, adesso, sarebbe troppo lungo).

Blogger carissimo, mi provochi sempre un immaginario elettrizzante.

Bon vado.

Ah! Sì, sto meditando se iscrivermi a Tumblr, così in generale, a ver si funciona.

Le affinità elettive

Author: Meg  //  Category: letteratura

“Intanto le veniva da riflettere. Anche in terraferma si verificano naufragi; scamparne con lestezza e rimettersi in sesto, è ciò che si deve fare. La vita consiste di vittorie e di sconfitte. Quanti mettono in piedi dei progetti, e se li vedono crollare! E quante volte, presa una via, la si deve poi lasciare; quante volte siamo distolti da una meta già bene in vista per rivolgerci a un’altra più elevata! [...] Il destino appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa che li sopravvanzi.”

Da Le affinità elettive, Johann Wolfgang GOETHE, traduzione di G. Cusatelli, Garzanti, Milano, 1999, p. 213.

De vuelta a Sevilla

Author: Meg  //  Category: letteratura

“Los libros tienen algo de lata de sardinas. Un fin de semana me introduje en una novela de Le Carré y al salir de ella el lunes siguiente era otra vez viernes, aunque no se lo crea. Sostenga usted un libro entre las manos y déjese traspasar por un misterio, aun sin leerlo, y ya verá. Lo malo es que cuando uno sale de la lata o del libro entra en el tiempo y en dos días se queda ppeor que un berberecho a la intemperie. Así que usted verá, o se enlata o lee sin parar. Yo le aconsejo lo segundo. Proporciona los mismos efectos rejuvenecedores y no da claustrofobia.”

Juan José Millás

Peri poietikes

Author: Meg  //  Category: Blo(b)g

E sono tornata dall’Erasmus. E adoro iniziare le frasi con una congiunzione – quel simpatico “in medias res”. E mi è tornata voglia di scrivere, di commentare e raccontare. Intanto perché ho avuto la (ennesima) conferma che una delle cose che mi piace più fare è parlare, e, di conseguenza, scrivere. E lo sto facendo senza guardare i tasti del mio mini-laptop, che goduria.

Tornando a noi… è vero che l’autoreferenzialità è il mio sport preferito, ma è anche vero che sono una sputasentenze e mi piace dare la mia opinione su (quasi) tutto. Detto ciò, c’è anche chi mi ha consigliato di conservare le mie velleità “scrittorie” per la tesi (attualmente, uno dei miei principali problemi, speriamo per poco). Ma, ma… l’ispirazione è come il Natale, o meglio, come la Pasqua: quando arriva arriva. E mi sento di contraddire i grandi poeti che ritengono la scrittura pressoché aliena all’ispirazione, soprattutto perché i medesimi affermano che, se proprio, sono le donne a scrivere (male) sotto l’influsso del “genio”. Forse perché loro non ne sono capaci?

In ogni caso mi sento come Allevi (bomba): non sono io che penso alle parole, sono loro che nascono dentro di me… io al massimo le inseguo. E tra queste parole è nato anche qualcosa di poetico… catartico e non per la stamma, alla Dickinson (oggi mi piacciono i paragoni altisonanti), chissà che qualche riga non la posti.

Bene questo Erasmus sivigliano mi ha lasciato un infinità di cose belle… e di belle persone. Mi ha riempito tanto che adesso mi sento più alta, psichicamente e fisicamente cammino più retta, anche se continuo a non sapere dove sto andando.

(Continuo a non rileggere ciò che scrivo, quindi chiedo scusa, come sempre, anticipatamente, anche se stavolta qualcosa ho riletto :).

Leggere, leggere, leggere!

Author: Meg  //  Category: Politica & società, Recensioni

Dunque, per semplificare al massimo scriverò il minimo!

“Leggere, leggere, leggere!” - Primo esperimento nazionale. Il 26 marzo 2010 regala un libro ad uno sconosciuto, insieme ad altre migliaia di persone che lo faranno in tutta italia. Scopri come,visitando l’indirizzo: http://www.albertoschiariti.net/pensoscrivo/archives/1010, oppure http://www.facebook.com/?ref=logo#!/group.php?gid=265730285913&ref=ts!

Ad oggi siamo a 243.000 partecipanti, partecipa anche tu!

Saudade

Author: Meg  //  Category: Poesie

Un post piccolo piccolo…

Durante la mia assenza da “periodobruttobruttotradicembreegennaio” mi sono consolata studiando per gli esami sivigliani (con risultati alterni). Tra le millemila pagine da leggere per (notare bene il nome, peggio che in Italia): “Introducción a los estudios literarios españoles I”, mi sono trovata Cernuda e un’immensa raccolta di poesia “de Vanguardia”. Da questa ho estratto una perla, che descrive perfettamente il mio stato psichico sotto esame in erasmus. La riporto qui esattamente com’è, senza traduzione, tanto si capisce :)

Soledad (Rogelio Buendía, 1920)

Uno.
Por todas partes que miro sólo veo
el número uno.
El número uno fatídico:
I árbol
I pájaro
I hombre
El sol, sólo en su soledad,
la luna, una en su unidad,
y yo, como un miembro amputado
me desangro sobre la mesa del café
como en un kirófano.
Y mis ojos llenos de luz lejana,
y mis manos extendidas
miran instintivamente hacia el Sur.
-¡Oh, aquella canción!
I árbol
I pájaro
I flor
Pero entre los ojos vivos de los
dos                  dos.

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Author: Meg  //  Category: Blo(b)g

Ok ho latitato mesi e mesi.
Giustificazione: sono in Erasmus, a Siviglia.
Chi mi conosce lo sa perfettamente, il mio Erasmus non è “L’Erasmus” comune. Sono scappata dalla Statale di Milano (mi consola il fatto che non sono l’unica), diciamo che mi sono presa una vacanza… ed effettivamente mi sta servendo. Andare lontano aiuta a mettere a fuoco le cose… devo essere intellettualmente presbite, oltre che visivamente astigmatica.
Ho fatto anche delle scoperte, ad esempio la letteratura statunitense (ho un professore spettacolare, se passate da Siviglia fate un salto alle sue lezioni: fa morire dal ridere). Con quella brutta fissa che continuo ad avere (voler insegnare al liceo, chissà poi perché), mi metto a vivisezionare tutti i miei professori: Ninfa detta, Ramón recita. Vi giuro che recita, se le prova a casa, sa a memoria le sue battute e la cintura in tasca non ha prezzo (e poi m’ha dato 10, chi se lo scorda più?!). Sandra è troppo brava, ennesimo esempio del fatto che la prima impressione è generalmente sbagliata. Qui studio Storia d’America, Letteratura Angloamericana, Teoria della Letteratura… ma continua a mancarmi l’argomento della tesi, aspetto l’illuminazione dalla Virgen della Macarena.
Ma, tornando a noi, perché oggi, 2 di marzo 2010 (finalmente non mi tocca più scrivere il mio povero e storpio 9), riprendo a scrivere il blog?
Perché ho conosciuto un poeta.
Un poeta un po’ “flipao”, nervosetto, ma bravo. L’ho conosciuto durante un “anisada” organizzata da un altro professore sui generis (qua a Siviglia trovare uno normale è un’impresa, come in tutte le università d’altro canto…), cioè una lettura poetica a base di liquore all’anice, tutti ubriachi: io ho declamato Dante (Paolo e Francesca, per la cronaca). Bè le sue poesie mi sono piaciute moltissimo e ha pure aperto un blog (forse dopo che gli ho chiesto: hai un blog? e la risposta è stata “no”…), a tutte le ispaniste (/i) e non, spero vi piaccia, ecco il link!
Insomma la mia passione per la letteratura… mi è pure venuta voglia di scrivere, ma lascio le velleità artistiche a quando avrò una cultura… per adesso mi limito a leggere. Ecco appunto, leggere. E condividere le mie letture.

Alla ricerca di Francesco Veneziano

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Chi è CaO?

Mi viene da ridere per come mi vengono i post. Perché i post mi vengono… come le malattie, diciamo come la varicella. Uno pensa per ore a scrivere un post (senza nemmeno accendere il pc) e poi mentre meno ci pensa: trac! Un argomento casuale e completamente diverso dal pensato (ad esempio il mio recente compleanno). E ciò accade soprattutto mentre cazzeggio al computer invece di studiare (in questo caso Petronio e il giallo…).
Cosi sono alla ricerca di CaO, Francesco Veneziano, che ha un blog, questo blog: http://linuz.sns.it/~fvenez/

Ahah e più lo leggo più mi fa ridere!

Abbiamo 3 cose in comune:
Siamo nati nell’84
Non beviamo niente di gasato (!)
Abbiamo letto Il maestro e Margherita di Bulgakov.

Poi lui si è laureato qualche anno prima di me con una tesi in matematica (va bè che la mia era  lunga il triplo della sua). Ed è un superintellettuale.
Bè l’ho trovato cercando Borges, ma dato che non sono né una matematica, né Borges, non trovo la sua mail!

CaO se mi leggi, ti saluto! Hai davvero un bel sito. Mi hai alleviato la noiosa mattinata :-)